Saturday, June 3, 2017

original and translation of essay covering 1466-1480

Arnold and Doris Esch have made a specialty of examining the records of playing card imports into Rome during the 15th century.  This blog is started for the purpose of making available my translation of an article in Ludica by them with data for 1466-1480 and a summary of the preceding period for which records exist. For more on this subject see the thread "The Esch Revolution" on Tarot History Forum at http://forum.tarothistory.com/viewtopic.php?f=11&t=967, where this transcription of the Italian original and English translation originally appeared. First the original will appear in small type and then the translation in normal type, page by page. Their 1466-1480 table of data is not translated, but their footnotes to it are, to the extent I can do so. The words in the table are mostly ones already translated in my comments (which are in square brackets). I do not have the bibliography page. . The article is from «Ludica», 21-22, 2015-2016, pp. 152-154.

Of particular interest, I thought, are a couple of corrections to his previous articles, regarding names and quantities; these are in the notes. Also, in the new list for 1480 we see French playing cards. I think that means French style, i.e. with hearts, diamonds, clubs, and spades, but I am not sure.

Arnold e Doris Esch
Importazioni di trionfi e carte da giocare nei registri doganali di Roma, 1466-1480


Per integrare le notizie sull'importazione di trionfi e carte da gioco a Roma negli anni 1445-1465 (1), dato che la documentazione sui trionfi in un'epoca così precoce è piuttosto rara (2), diamo qui altre informazioni tratte dai registri doganali degli anni immediatamente successivi, 1466-1480 (3).

Per riassumere brevemente i risultati della pubblicazione precedente e per dare le informazioni necessarie sulla fonte: si è visto che negli anni intorno alla metà del Quattrocento i trionfi e le carte da gioco vengono importati a Roma già in una quantità inattesa, per cui il patrimonio finora noto di trionfi risulta notevolmente accresciuto. Già i registri più antichi che si sono conservati della dogana di terra (quelli precedenti al novembre 1451 sono perduti) contengono trionfi in maggio e giugno 1453, quindi proprio a ridosso della prima menzione (Ferrara 1442), e il doganiere sembra essere ancora in difficoltà con questa nozione («triunfi», «trunfi», «trumfi», «trihomphi»). Talvolta sono presenti già in quantità notevoli («18 para», «26 para», «48 para triunfi») (4). E anche per le carte da giocare («da jocare», «jugare», ma mai "naibi"), per Roma, la menzione nei registri doganali è precoce (la prima citazione del gioco delle carte negli atti giudiziari romani — peraltro frammentari — risale al 1448 (5)): fin da subito attraverso la dogana arrivano regolarmente carte da gioco e da più fornitori contemporaneamente: «tre ciste de carte dozinali da ioco, sonno] dozine LVII extimate ducati XXIV» già nel novembre 1451 in un'unica fornitura (6). È opportuno sottolineare il carattere della fonte. Non si tratta di fonti normative, che vietano o regolamentano il gioco, dalle quali veniamo a conoscenza precocemente di tutte le forme di gioco e anche del gioco delle carte'. I registri doganali — a paragone della situazione frammentaria delle fonti romane, un tesoro archivistico che Roma possiede in più rispetto alle altre città (8) — invece non regolamentano la realtà, ma la riproducono in maniera addirittura fotografica, dispiegano di fronte ai nostri occhi la cultura materiale del tempo nel modo più concreto. E per nostra fortuna i doganieri romani dell'epoca erano così accurati da registrare nel dettaglio non solo forniture costose di tessuti e forniture voluminose di metalli, ma anche piccolezze come trionfi e carte da gioco, e in questo caso anche le minime quantità e non solo intere ceste, arrivando talvolta a specificare il tipo di trionfi («triunfi mezani», «triunfi picoli», «triunfi con oro», «triunfi senza oro»).

Sono due le serie di registri che si sono conservate soprattutto per il terzo quarto del Quattrocento. Una riguarda la dogana per l'importazione via terra, l'altra la dogana per l'importazione via mare (9). La dogana di terra non registra le forniture destinate alla corte papale, perché questa era esente da diritti doganali, per cui per i trasporti via terra prendiamo visione solo delle importazioni nella Roma dei romani. Invece il registro doganale marittimo segnala anche le forniture alla Roma dei papi e cita anche le carte da gioco (fin dal primo registro che si è conservato del 1444-1445, addirittura nell'unico volume tramandato per il 1428 (10); spesso attraverso Gaeta, dove sicuramente le carte da gioco non venivano fabbricate ma trasbordate); ma non vengono menzionati i trionfi, che — come gran parte della merce fiorentina — a quanto pare giungevano a Roma solo via terra (11).

Dato che conosciamo la tariffa daziaria (per i trasporti via terra 5 per cento del valore stimato della merce importata, per la dogana marittima 6,5 per cento), è possibile calcolare il valore delle merci a partire dal pagamento doganale indicato (per il 5 per cento, quindi venti volte il pagamento), ma solo se non sono comprese altre merci. Per questo articolo non sembra essersi ancora definito un valore tariffario fisso e i valori di mercato da calcolare
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1. Esch 2013.
2. Si veda trionfi.com (Tarot News 2013); forum.tarothistory.com; e in generale i contributi di Ross Caldwell, Thierry Depaulis, Huck Meyer, Franco Pratesi.
3. Roma, Archivio di Stato, Camerale 1, Camera Urbis, reg. 39-42 (nel reg. 39, 1466, dal f. 57v) e 51-55; reg. 38 e 39, reg. 40 e 51 hanno contenuto identico (un registro è tenuto dal notarius dohane, l'altro dal dohanerius); reg. 42 è un cosiddetto "bastardello", si veda ESCH 2007, pp. 110 e sg.
4. «309 para», in ESCH 2007, p. 63, dev'essere corretto in «30»: Antonio del Sasso 1463.
5. LOMBARDO 2008b, p. 40; ESPOSITO 2012, p. 229.
6. Per i dettagli: ESCH 2013, pp. 41 e sg.
7. Recentemente Rizzi 2012, in particolare pp. 213-231 e 577-579. Per la storia antica delle carte da gioco e dei trionfi, si vedano ZDEKAUER 1993, ORFALLI 1993, MORENA 1995, CAVACIOCCHI 1995, ORTALLI 1996, LOMBARDO 2008a, VITALI 2010.
8. Per questo genere di fonte: ESCH 2007.
9. Per l'entità di quel che si è conservato delle due serie si veda ESCH 2007, pp. 417 e sg.
10. LOMBARDO. 1978, nn. 17 e 110.
11. ESCH 2013, pp. 49 e sgg.
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152 Schede /Observations / Fiches /Karte «Ludica», 21-22, 2015-2016


ARNOLD and DORIS ESCH
Imports of triumphs and playing cards in the customs registers of Rome, 1466-1480


To supplement notices on the importation of trionfi and playing cards in Rome in the years 1445-1465 (1), given that the documentation on triumphs at such an early period is rather rare (2), we give here other information from the customs registers of the years immediately succeeding, 1466-1480 (3)

To briefly summarize the results of the previous publication and to give the necessary information on the source: it has been seen that in the mid-fifteenth century triumphs and playing cards are imported into Rome in an unexpected amount, so the patrimony so far known for triumphs has been greatly increased. Already the oldest records that have been preserved in the customs registers (those prior to November 1451 are lost) contain triumphs in May and June 1453, so just behind the first mention (Ferrara 1442), and the customs officer seems to still have trouble with this notion ("trifun", "trunfi", "trumfi", "trihomphi"). Sometimes they are already present in considerable quantities ("18 para [packs]", "26 para", "48 para treunfi") (4). And for playing cards (“da jocare”, “jugare”, but never "naibi"), for Rome, the mention in the customs records is precocious (the first citation of the game of cards in Roman court proceedings – however fragmentary - dates back to 1448 (5)): from the beginning, regular playing cards and those with more regularly arrive at the same time: «tre ciste de carte dozinali da ioco, so[no] dozine LVII extimate ducati XXIV» ("three dozen dozens [?] of playing cards LVII extravagant XXIV ducats], already in November 1451 in a single delivery (6). It is worth emphasizing the nature of the source. These are not normative sources, which prohibit or regulate the game, from which we learn about all forms of play and also the game of cards. Customs registers - in comparison with the fragmented situation of Roman sources, an archival treasury that Rome has more than other cities (8) - do not regulate reality, but reproduce it in photographic terms, unfolding in front of our eyes the material culture of the time in the most concrete way. And for our good fortune the Roman customs officers of the time were so accurate as to record in detail not only expensive supplies of fabrics and bulky supplies of metals, but also small ones like triumphs and playing cards, and in this case even the smallest quantities and not just whole barges, sometimes even specifying the kind of triumphs ("triunfies mezani", "triunfi picoli", "triunfi con oro", "triunfi senza oro" [median triumphs, little triumphs, triumphs with gold, triumphs without gold]).

There are two sets of records that have been preserved especially for the third quarter of the fifteenth century. One concerns the customs for importation by land, the other the customs for importing by sea (9). The land customs do not record supplies for the papal court, because it was exempt from customs duties, so for land transport we only see imports into Rome for the Romans. However, the maritime customs register points out the paper supplies to Rome and also mentions playing cards (from the first register that was preserved from 1444-1445, in the unique volume handed down for 1428 (10)), often through Gaeta [then the seaport for Rome], where playing cards were certainly not made but transported); but triumphs are not mentioned, which - like much of the Florentine goods - apparently came to Rome only by land (11).

Since we know the shipping tariff (for land transport 5 percent of the estimated value of the goods imported, 6.5 percent for the maritime customs office), it is possible to calculate the value of the goods from the indicated customs duty (for 5 Percent, thus twenty times the payment), but only if other goods are not included. For this article there does not seem to be defined a fixed tariff value, and the market values to be calculated
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1. Esch 2013.
2. See trionfi.com (Tarot News 2013); forum.tarothistory.com; and in general the contributions of Ross Caldwell, Thierry Depaulis, Huck Meyer, Franco Pratesi.
3. Rome, State Archive, Chamber Report 1, Chamber Urbis, reg. 39-42 (in reg. 39, 1466, p. 57v) and 51-55; reg. 38 and 39, reg. 40 and 51 have the same content (one register is kept by notarius dohane, the other by dohanerius); reg. 42 is a so-called "bastard", see ESCH 2007, pp. 110ff.
4. «309 para» [packs], in ESCH 2007, p. 63, must be corrected to '30': Antonio del Sasso 1463.
5. LOMBARDO 2008b, p. 40; EXHIBITION 2012, p. 229.
6. For details: ESCH 2013, pp. 41f.
7. Recently Rizzi 2012, in particular pp. 213-231 and 577-579. For the early history of playing cards and triumphs, see ZDEKAUER 1993, ORTALLI 1993, MORENA 1995, CAVACIOCCHI 1995, ORTALLI 1996, LOMBARDO 2008a, VITALI 2010.
8. For this kind of source: ESCH 2007.
9. For the magnitude of what has been preserved in the two series, see ESCH 2007, pp. 417f.
10. LOMBARDO. 1978, nn. 17 and 110.
11. ESCH 2013, pp. 49ff.
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per il dazio delle carte da gioco o i trionfi sono fortemente oscillanti. Perciò è tanto più importante notare che alla dogana marittima talvolta vengono addirittura assunti come base i prezzi di vendita effettivamente pagati (per esempio, «pro dictis cartis pro ludendo vendutis in totum bologninis II c, paga 123 bol.» che corrisponde al 6,5 per cento) (12).

Per quanto riguarda l'origine dei fornitori — e con ciò presumibilmente anche degli stessi prodotti, dei trionfi e delle carte da gioco —, le registrazioni del 1445-1465 indicano soprattutto Firenze, dove fino a quel momento non era documentata una produzione intensiva di carte da gioco e di trionfi, mentre talvolta nei registri doganali romani vengono definiti addirittura come merce fiorentina (« 1 fardello merce de Fiorensa, entrovi carte da jocare oppure triunfi») (13). E questa provenienza fiorentina domina anche nei casi — visibilmente in diminuzione — degli anni successivi qui presi in esame, 1466-1480, nei quali comunque si apre una lacuna di trasmissione di diversi anni (da settembre 1469 a maggio 1474). Conoscendo i registri doganali nel loro complesso, quello che possiamo fornire come nostro contributo agli studi specialistici è il contesto: insieme a che tipo di merci vengono importati i trionfi e le carte da giocare? Che genere di mercanti procurano questo articolo e in quale assortimento di altre merci sono specializzati? Non sono cartai e cartolai a fornire questi articoli — bisogna fare attenzione al fatto che le «carte» («da giocare» o semplicemente «carte», al plurale) nel registro doganale sono da distinguere dalle forniture di carta comune come «carta», «carta reale», «carta da scrivere», «carta straccio», «carta piccola», «carta da Ronciglione», «da Tivoli» e così via. Le forniture di carta comune nei registri doganali (14) sono contate prevalentemente in «risme» (invece le carte da gioco in «paca»/«para» o in «dozine»), e venivano importate a Roma in gran quantità, dato che un simile centro amministrativo e culturale aveva un immenso bisogno di carta.

Per questa via potrebbe essere possibile delimitare in modo più circoscritto la fabbricazione di questi articoli e condurre a Firenze una ricerca mirata e più ricca di prospettive. Perciò, quando questi fornitori vengono ancora menzionati altrove nei registri doganali, nelle annotazioni vengono date indicazioni sul listino restante: come negli anni precedenti, sono presenti, fra l'altro, «oro battuto», «orpelli» (si pensi ai precoci trionfi Visconti decorati da oro in foglie), «argento filato», come pure oggetti d'arte e spesso «seta». Franco Pratesi, in effetti, ha trovato di recente parecchie notizie fra i setaioli, dai cui libri contabili ha potuto dimostrare il commercio di carte da gioco (15). In questo modo si può stabilire — come abbiamo già proposto — sotto quali nomi (però non sono mai grandi nomi come Medici, Spinelli, Cambini), ma anche in quale ambito della produzione artigianale si deve cercare nelle fonti fiorentine, per esempio nel ricco materiale della contabilità di imprese industriali e artigianali (16), negli atti delle corporazioni e naturalmente nel catasto, in cui alcuni mercanti menzionavano esplicitamente le loro esportazioni verso Roma (17).
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12. Reg. 122,f. 18r. Il ducatus auri de camera allora valeva 72 bolognini e aveva lo stesso valore del forino (di suggello) "stretto" fiorentino: ESCH 2007, pp. 413 e sg.
13. ESCH 2013, pp. 42 e sg.; inoltre importazioni di carte da gioco tramite mercanti fiamminghi, sempre in ESCH 2013, pp. 42 e sg.
14. Sono raccolte in CHERUBINI e altri 1983, pp. 458-537.
15. PRATESI 2012.
16. GOLDTHWAITE 1998. Sull'esempio delle Ricordanze di Neri di Bicci, Escx 2007 p. 239.
17. Per la fonte: HERLIHY-KLAPISCH-ZUBER 1978; per le esportazioni da Firenze a Roma dichiarate si veda ESCH 2007, pp. 43, 62 e 238.
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153 ARNOLD e DORIS ESCH, Importazioni di trionfi e carte da giocare nei registri doganali di Roma, 1466-1480, «Ludica», 21-22, 2015-2016


for playing cards or triumphs are strongly oscillating. Therefore, it is all the more important to note that at the maritime customs it is sometimes additionally assumed as a base the sales prices actually paid (for example, "Pro dictis cartis pro ludendo vendutis in totum bologninis II c. paga 123 bol.", which corresponds to 6.5 percent) (12).

Regarding the origin of suppliers - and presumably also of the products themselves, triumphs and playing cards - the records of 1445-1465 indicate above all Florence, where until now there was no documented intensive production of playing cards and triumphs, while sometimes in the Roman customs registers they are even defined as Florentine merchandise («1 fardello merce de Fiorensa, entrovi carte da jocare oppure triunfi» ["1 Florentine merchandise bundle, in the form of playing cards or triumphs]) (13). And this Florentine origin also dominates in the cases - visibly diminishing - of the following years here examined, 1466-1480, in which, however, a gap of transmission of several years is opened (from September 1469 to May 1474). Knowing the customs records as a whole, what we can provide as a contribution to specialized studies is the context: with what kinds of goods are imported triumphs and cards to play? What kinds of merchants are procuring this item and with what assortment of other goods is specified? They are not stationers or card makers who furnish these articles – one needs to be careful that the "cards" ("playing" or simply "cards" in the plural) in the customs register are to be distinguished from paper supplies such as «carta», «carta reale», «carta da scrivere», «carta straccio», «carta piccola», «carta da Ronciglione», «da Tivoli» [«paper», «royal paper», «writing paper», «rag paper», «small paper», «paper of Ronciglione», «of Tivoli»] and so on. Paper supplies in the customs registers (14) are mainly made up of 'reams' (instead of playing cards in 'paca' / 'para' or 'dozine’) and were imported into Rome in large quantities, since such an administrative and cultural center had an immense need for paper.

In this way it would be possible to delimit more closely the manufacture of these articles and lead to a targeted and richer prospect for research in Florence. Therefore, when these suppliers are also mentioned elsewhere in the customs registers, annotations are given on the remaining list: as in previous years, there are, among other things, «oro battuto», «orpelli» ["beaten gold", "gold-coated parchment/paper"] (think of the early Visconti triumphs decorated with gold leaf), «argento filato» [silver thread?], as well as art objects and often "silk". Franco Pratesi, in fact, recently found several notices among the silk merchants, from whose account books he was able to demonstrate the trading of playing cards (15). In this way it is possible to establish - as we have already proposed - under what names (but never are big names like Medici, Spinelli, Cambini), but also in what field of artisanal production we must look for in Florentine sources, for example in the rich accounting material of industries and handicrafts (16), acts of corporations and of course in the catasto [assessments of properties, goods, and household members for tax purposes], where some merchants explicitly mentioned their exports to Rome (17).
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12. Reg. 122, f. 18r. The ducatus auri de camera then valued at 72 bolognines had the same value as the "straight" Florentine florin (of seals): ESCH 2007, pp. 413ff.
13. ESCH 2013, pp. 42f; Also imports of playing cards through Flemish merchants, also in ESCH 2013, pp. 42f.
14. Collected in CHERUBINI et al. 1983, pp. 458-537.
15. PRATESI 2012.
16. GOLDTHWAITE 1998. On the example of the Ricordanze di Neri di Bicci, Esch 2007 p. 239.
17. For the source: HERLIHY-KLAPISCH-ZUBER 1978; For exports from Florence to Rome, see ESCH 2007, pp. 43, 62 and 238.
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18. Aluisi (anche Luisci) merciaio, dalle Fiandre, con il listino tipico di queste parti: articoli d'ottone, di stagno; candelabri, coltelli, «birette de Flandria», scarselle, guanti, argento filato, «cortine depinte», e così via, si veda ESCH 2013, nota 35. Le sue "carte da jocare e trionfi" importate prima del 1466 in ESCH 2013, p. 47.
19. Pierozzo di Ser Francesco, di Firenze: fornisce oro fino, argento, «oro battuto fino», «oro de mita battuto», argento battuto, oro filato, argento filato, orpelli; tessuti di seta di ogni qualità, «tele depinte», smalti, «barette de grana» (tinte con grana, cioè con il chermes), «corde de liuto» e così via, si veda ESCH 2013, nota 31; trionfi 1457-1464 importati da Pie-rozzo: ESCH 2013, p. 45.
20. Filippo da Verazzano (presso Arezzo, quindi in territorio fiorentino): introduce «imagini depinte» in grande quantità, molti «oropelli», «oro di Colonia» (filo d'oro), altari portatili, paternostri di smalto, oggetti d'avorio, centi colorati, nastri di seta, «tele todesche tente», coltre e guarnella di Venezia, si veda ESCH 2007, ad indicem.
21. Johanni de Oriolo (anche dell'Orioli): introduce «tele todesche tente», tele di San Gallo, fustagno, boccaccino, filo, seta colorata.
22. Johanne de Pino (anche de Pigno): importa «carte pente», candelieri, filo, si veda Esch 2007, pp. 246 e sg. e p. 278.
23. Con rinvio a un «bastardello», p. 67.
24. Baccio merciaro: carte da giocare e trionfi, 1464-1465, si veda ESCH 2013, p. 48.
25. Ardito Arditi, da Firenze: fornisce merce fiamminga, «argento de Colonia», «calamari [calamaio] di osso lavorati», si veda ESCH 2007, p. 128.
26. Benedetto Tornaquinci: introduce in grandi quantità soprattutto centi colorati, centi imbroccati, nastri «centi» de seta, orpelli; nonché «boccacino di Cipro», «tele todesche tente», «tele veneziane»; e una volta «imagine dipente», uno «specchio d'avolio», maioliche di Spagna, si veda ESCH 2007, ad indicem («Bernardo T.», ESCH 2007 a p. 247 è da correggere in «Benedetto T.»).
27. Introduce seta colorata, filo.
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18. Aluisi (also Luisci) haberdasher, from Flanders, with the typical list of these deals: brass articles, tin; candlesticks, knives, "Flanders biretti [priests' hats]", purses, gloves, silver thread, "painted curtains", and so forth, see ESCH 2013, note 35. Its "carte da jocare e trionfi" ["playing and triumphs"] imported before 1466 in ESCH 2013 , p. 47.
19. Pierozzo di Ser Francesco of Florence: he supplies fine gold, silver, «oro battuto fino», «oro de mita battuto» [fine beaten gold", "miter [?] of beaten gold"], beaten silver, gold thread, silver thread, orpelli [gold on parchment/paper]; silk fabrics of all qualities, "painted cloths", enamels, «barette [bars?] de grana» (coated with grana, i.e. kermes [a dark red dye made from a certain insect]), "lute strings" and so forth, see ESCH 2013, note 31; Triumphs 1457-1464 imported from Pierozzo: ESCH 2013, p. 45.
20. Filippo da Verazzano (near Arezzo, therefore in Florentine territory): introduces "depicted images" in large quantities, many "oropellas" [gold on parchment/paper], "gold of Cologne" (gold thread), portable altars, enamel paternostrials, objects of Ivory, colored dice, «boccacino di Cipro» [delicacies of Cyprus?], «tele todesche tente» [German canvases?], Venetian canvases; see ESCH 2007, for indications.
21. Johanni de Oriolo (also de Ooli): introduces "«tele todesche tente» [German canvases?], canvases of St. Gall, fustian [corduroy?], boccaccino [delicacies?], thread, colored silk.
22. Johanne de Pino (also of Pigno): imports ‘carte pente” [painted cards?], candlesticks, thread; see Esch 2007, pp. 246f and p. 278.
23. Referring to a «bastardello» ["bastard"?], p. 67.
24. Bacchus Merciaro: playing cards and triumphs, 1464-1465, see ESCH 2013, p. 48.
25. Ardito Arditi, of Florence: provides Flemish goods, "Cologne silver", "calimari" [inkwells] of worked bone; see ESCH 2007, p. 128.
26. Benedetto Tornaquinci: introduces in large quantities mainly colored centi [patchwork garments?], knotted centi, silk cemti, orpelli [gold-coated parchment or paper]; as well as "boccacino di Cipro", "tele todesche tente", "Venetian canvases"; and once a "painted image", a "ceramic mirror", majolica of Spain; see ESCH 2007, for indications ("Bernardo T." in ESCH 2007, p. 247, is to be corrected to "Benedetto T.") .
27. Introduces colored silk, thread.
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